Ditemi se non è vero

Sono testardo.

Non perché mi piaccia avere ragione, ma perché quando penso di averla ho la fastidiosa abitudine di volerlo verificare fino alla morte cerebrale di chi mi sta ascoltando. D’altra parte, questa testardaggine qualche volta mi è servita: se non molli facilmente, prima o poi qualcosa la porti a casa.

Sono orgoglioso.

Non mi considero superiore agli altri, semplicemente non mi considero inferiore. Se poi in qualcosa sono migliore di molti, non vedo perché dovrei fingere di essere mediocre per sembrare umile. L’orgoglio, quando non diventa arroganza, può anche essere il modo con cui riconosco il valore di quello che ho costruito.

Sono permaloso? Ovvio, quale orgoglioso non lo è?

Ma prima di appiccicarmi l’etichetta voglio almeno le prove, perché evidentemente anche la mia permalosità pretende il contraddittorio. E se mi dimostrate che ho torto, posso ammetterlo. Non sempre subito, naturalmente: prima devo soffrire un po’.

Mi piace essere riconosciuto.

Sì, per forza sono orgoglioso.

Scrivo perché ho qualcosa da dire, ma mi fa piacere se qualcuno lo legge. Non sono così evoluto da pubblicare nel vuoto cosmico e poi dire che il pubblico non mi interessa. Se faccio qualcosa con impegno, è normale che mi faccia piacere sapere che qualcuno se ne accorge.

A volte voglio avere l’ultima parola. Lo ammetto.

Non sempre perché ho ragione: qualche volta perché sono semplicemente testardo. E questa, stranamente, è una delle poche battaglie in cui ho già perso.

Analizzo troppo. Vero anche questo.

Io penso una cosa, la analizzo, la smonto, la rimonto, la confronto con quello che pensavo ieri e poi analizzo anche il motivo per cui l’ho analizzata.

Una meravigliosa perdita di tempo, purché produca almeno una conclusione. Almeno difficilmente mi accontento della prima risposta che mi passa davanti.

Poi c’è il mio difetto preferito: faccio fatica a lasciar perdere.

Se vedo una contraddizione, voglio capire perché esiste.

Se vedo ipocrisia, mi viene voglia di smontarla e distruggerla.

Se qualcuno mi dice che sto superando un limite, prima di lasciar perdere voglio sapere esattamente quanto l’ho superato e perché.

Questa stessa ostinazione, però, è anche quella che mi permette di continuare quando sarebbe più facile mollare.

Insomma, sono una persona che nella sua complessità cerca di rendere la propria vita semplice.

Ho solo bisogno di capire tutto, avere ragione se e quando posso, riconoscere quando ho torto, essere rispettato, non essere preso per il culo e possibilmente smettere di pensare.

Quest’ultima è ancora in fase sperimentale.

Però almeno una cosa posso dirla senza falsa modestia: non sono perfetto e non voglio esserlo.

Non ho intenzione di inventarmi difetti che non ho per sembrare più umile. Se devo riconoscere qualcosa di me, preferisco che sia vero, anche quando non mi fa fare una bella figura. Preferisco fare un passo indietro che farne due calpestando qualcuno.

Perché conoscere i propri difetti non significa non conoscere i propri pregi. Significa semplicemente non avere bisogno di confonderli.

Riconoscere i miei difetti non mi rende migliore di voi. Mi rende soltanto un po’ più difficile da raccontare a me stesso.

Se devo metterci la faccia, tanto vale mettercela davvero e per prima.

Se devo prendere per il culo qualcuno, posso tranquillamente cominciare da me stesso.

Ma mentre leggete, probabilmente state già pensando a qualcuno che conoscete.

Sarebbe molto più interessante se, per una volta, quel qualcuno foste voi.

Io i miei difetti almeno ho provato a riconoscerli.

Voi invece siete capaci di riconoscere i vostri senza trasformarli in pregi?

Ditemi se non è vero.

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