La nuova materia che insegnerei

Il programmatore (in campo informatico) è e deve essere una figura sempre in costante apprendimento.

Imparare ed essere constantemente aggiornati è l’anima fondamentale di questo mestiere.

Sviluppare un programma comporta delle RESPONSABILITA’, si ha il DOVERE di recepire e adempiere correttamente alla propria attività rispettando le informazioni e le linee guida che vengono date.

Vedo tanti giovani laureati che escono dalle università pensando di sapere già tutto, non hanno esperienza, non hanno un approccio umile e hanno poca volontà di apprendere da zero, passo passo.

Seppur l’università costruisce la forma mentis per poter approcciarsi ai progetti attraverso un percorso logico, chi apprende deve essere in grado di poter avere una mente agile per poter riscostruire il filo logico partendo da un input di dati e ottenendo un risultato.

In sostanza, nella vita reale i problemi non sono tutti uguali e come ci aspettiamo, dobbiamo essere capaci a risolverli applicando le basi partendo dalla radice con un approccio dal “basso” e non dall'”alto”, quest’ultimo riservato solo ed esclusivamente all’utente finale che deve testare e utilizzare il programma funzionalmente.

Manca sempre più spesso la volontà di prendersi la responsabilità di ciò che si fa e di metterci la faccia non solo nel bene ma anche nel male.

Questa nuova materia “Etica della programmazione” la insegnerei volentieri per educare i nuovi e giovani programmatori ad usare la logica, essere pro-attivi, essere più umili e meno spavaldi, essere sinceri prima con se stessi per essere consapevoli delle proprie capacità effettive.

La maturità non sta nel sapere TUTTO ma nel saper affrontare con DILIGENZA e RESPONSABILITA’ un compito che viene assegnato.

Tutti possono sbagliare, l’ERRORE è fondamentale per IMPARARE ma non deve essere ricorrente e soprattutto non deve diventare “IL LAVORO” altrimenti non si crescerà mai, non si migliorerà niente e

neanche il sistema di cui facciamo parte.

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